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  ...mi regali un seno più grande per i miei 18 anni ?
A proposito di chirurgia estetica e benessere


Quanto è importante l’immagine del corpo nella società contemporanea?
Molto, al punto che l’immagine corporea è spesso considerata un parametro
essenziale sul quale misurare non soltanto le qualità estetiche, ma addirittura
il valore, il successo e il benessere personale.

Numerosi studiosi, di formazione culturale differente, sostengono che oggi
conti di più l’aspetto fisico della salute psichica. “La cura del corpo - afferma
ad esempio lo psichiatra Dacquino - ha sostituito quella della mente;
la cultura dei muscoli ha soppiantato quello dello spirito”.
“Nella società contemporanea - scrive invece Carabetta -, all’anima non si
riconosce più la centralità dei secoli passati. (...)
In un evidente processo
di ribaltamento, il corpo e la sua fisicità, ritenuto per lunghi secoli come
la parte meno nobile e più pericolosa, nella società presente si configura
come il centro dell’interesse”.


Carmelo Carabetta:
Corpo forte e pensiero debole.
Immagine, efficientismo, edonismo,
sessualità e corpo umano
nel postmodernismo













Per Zygmunt Bauman, seguire l’ultima novità in fatto di cura del corpo
così come cercare di sottrarsi ad ogni pericolo per la salute “sono ormai
gli indicatori principali di cultura elevata e di buon gusto.
Entrambi sono
diventati il “dovere” primario nell’incessante compito della costruzione del sé”.


Zygmunt Baumann:
La società dell’incertezza

















Il corpo viene dunque percepito e considerato come “compito”, come “dovere”.
Non è più considerato qualcosa che si sviluppa naturalmente: diventa oggetto
da esibire; progetto da costruire, modellare e manipolare a piacimento;
prodotto che appaghi i desideri.


Questo è drammaticamente evidente nell’anoressia:
Hilde Bruch lo spiega
magistralmente nella sua opera più celebre “La gabbia d’oro”
. Nell’anoressia
il benessere è in funzione della capacità di esercitare un autocontrollo
sul corpo: le anoressiche finiscono così col diventare prigioniere del corpo
e degli sforzi per autocontrollarlo.
Il corpo diventa metaforicamente una sorta
di gabbia di cui si rimane prigionieri.


Hilde Bruch:
La gabbia d’oro.
L’enigma dell’anoressia mentale
















Anche senza chiamare in causa patologie come l’anoressia,
l’immagine
del corpo riveste un ruolo essenziale nella percezione del benessere di molti
individui.
Basti pensare al boom della chirurgia estetica degli ultimi anni,
al punto che i chirurghi della SICPRE (Società Italiana di Chirurgia Plastica
Ricostruttiva ed Estetica) hanno vivamente sconsigliato di “regalare”
interventi di chirurgia estetica alle ragazze tra i 18 e i 20 anni:
ne ha dato notizia il Corriere della Sera nel dicembre 2008, sottolineando
che il fenomeno riguarderebbe molti Paesi europei (in particolare
la Germania, dove si sarebbero registrati 100 mila casi nel 2007).

Di fronte a un continuo aumento di minorenni che non si piacciono e chiedono
ai propri genitori un seno nuovo come regalo
, l’onorevole Francesca Martini
(sottosegretario al Welfare) ha deciso di porre un freno. Nel febbraio 2009
i principali quotidiani nazionali hanno dato infatti ampio risalto alle parole
dell’onorevole Martini, che così si esprimeva: "stiamo pensando, insieme
alle società scientifiche e ai chirurghi plastici, di produrre delle linee guida
in cui si vieti l'impianto di protesi mammarie alle ragazze sotto i 18 anni".

Addio dunque al sogno di un seno “esplosivo” prima dei 18 anni.

Presto le ragazze che puntano al “ritocco” come regalo dovranno attendere.
Le parole dell’onorevole Martini non sembrano comunque spaventare né
fermare le ragazze, per lo meno a giudicare da quanto scrive Cristina Sivieri
Tagliabue nel suo recentissimo libro intitolato: “Appena ho 18 anni mi rifaccio.
Storie di figli, genitori e plastiche”.


Cristina Sivieri Tagliabue:
Appena ho 18 anni mi rifaccio.
Storie di figli, genitori e plastiche














Sotto l’influenza degli USA, la chirurgia estetica ha trovato infatti diffusione
anche nel nostro paese
: i mass media hanno ampiamente contribuito
alla diffusione di questo fenomeno. Emblematica a tale proposito
è la copertina di una nota rivista:





Il fenomeno è descritto in modo approfondito dalla ricercatrice dell’Università
di Bologna Rossella Ghigi nel suo testo “Per piacere.
Storia culturale della chirurgia estetica”.


Rossella Ghigi:
Per piacere.
Storia culturale della chirurgia estetica















Il volume è molto interessante e merita una lettura. Mi limito qui a riportare
il dato da cui risulta come
“oggi, nove pazienti su dieci siano donne, tanto
in Italia quanto negli altri paesi occidentali”.


Sono quindi soprattutto le donne a sottoporsi ad interventi di chirurgia estetica.

Nei paesi anglosassoni stanno vivendo in particolare un momento
di popolarità gli
interventi di chirurgia estetica per i genitali femminili,
soprattutto grazie a riviste non specialistiche, che ne hanno fatto
un argomento “di tendenza” e li hanno resi visibili ad un vasto pubblico.
Alcuni di questi interventi sono semplici rimodellamenti cosmetici dell’aspetto
esterno dei genitali (ad es. riduzione delle piccole labbra), altri, come
il
vaginal tightening (letteralmente “restringimento della vagina”) hanno
lo scopo di incrementare la sensibilità e quindi il piacere fisico, costituendo
una vera e propria novità nel mondo della chirurgia estetica.

Assolutamente peculiare è poi la finalità dell’intervento di
ricostruzione
dell'imene (o imenoplastica): il suo scopo infatti è quello di restituire
la verginità anatomica
. I lembi lacerati dell’imene vengono riaccostati
e suturati, creando una situazione simile a quella precedente al primo
rapporto sessuale. L’imenoplastica è quindi richiesto dalle donne che,
per motivi svariati (culturali? Sociali? Religiosi?) desiderano un imene integro.

Questi tipi di interventi sembrano confermare il trend attuale che vede
nel corpo un oggetto da plasmare a proprio piacimento.

Del resto anche la tecnologia informatica alimenta l’(illusoria) idea
di un corpo facilmente modificabile: si vedano in proposito alcuni
dei numerosi video esistenti in rete.











Giudicate voi anche una recente pubblicità che, grazie ai “ritocchi”
del programma photoshop, ha trasformato “virtualmente” la modella
Filippa Hamilton (nell’immagine di sinistra, la si può osservare senza
“ritocchi”): il giornalista Xeni Jardin ha evidenziato sul sito boingboing
www.boingboing.net, come la testa della modella nella foto di destra
appaia più grande dei fianchi.





Il tempo e le statistiche diranno quale sarà invece la reale diffusione
degli interventi di chirurgia estetica.
Il problema non è nella diffusione
di conoscenze chirurgiche, ma nell’analfabetismo emotivo
in cui vivono talvolta
coloro che chiedono un intervento estetico:
persone che si illudono di trovare
il benessere (solo) a colpi di bisturi.


Ho avuto non raramente in psicoterapia persone che conoscono ogni aspetto
del proprio corpo, ma che sanno molto poco di sé e della propria vita emotiva.
La chirurgia può senz’altro aiutare a migliorare la propria immagine ed
autostima, ma non può essere la panacea di tutti i mali né essa stessa può
essere l’unica o la principale strada per il conseguimento del benessere.
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