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  Eros e chronos: i tempi dell'amore

Molte persone riducono la sessualità ad un fatto puramente cronologico,
per cui chiedono rimedi per prolungare i tempi dei rapporti sessuali, nella
speranza che ciò possa migliorare anche la qualità della relazione di coppia.
In questo sito ho già riportato alcune considerazioni sull’
”amplesso perfetto”
(si veda l’articolo “11 minuti”).
Oggi desidero affrontare la questione da
un’altra prospettiva, quella relativa
alle differenti percezioni del tempo nei singoli individui
. Quante volte capita
che la percezione dello scorrere del tempo non corrisponda alle lancette
dell’orologio?
Questa sensazione sembra sia legata anche al fatto che
nel nostro cervello non c’è un solo “orologio”. Un recente studio del 2007
pubblicato su Nature Neuroscience) ha infatti scoperto che la percezione
del tempo da parte del cervello dell’uomo dipende anche da dove guardiamo,
come se avessimo tanti orologi regolati a ritmi diversi a seconda degli stimoli
visivi. Il lampeggiare di un semaforo, per esempio, dopo un po’ che lo
osserviamo, anche se si mantiene regolare, ci sembra sempre più rapido,
ma basta spostare lo sguardo su un altro oggetto accanto e il tempo torna
a scorrere normalmente.





La ricerca dimostra infatti che la durata degli stimoli visivi non è cronometrata
da un singolo orologio centrale del cervello, ma da tanti orologi indipendenti
che si occupano ognuno di un singolo stimolo e di una specifica zona dello
spazio.
Tanti orologi diversi, tarati su “fusi differenti”, che possono dilatare
o comprimere la misura del tempo secondo le proprie necessità.

Come se il cervello dell’uomo lavorasse con tanti
“orologi asincroni”,
sottolinea Maria Concetta Morrone, professoressa di Psicologia Fisiologica
Avanzata all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano e coordinatrice
dello studio.





Una visione apparentemente caotica, ma utile in alcune circostanze. Si pensi,
per esempio, a quelle procedure “automatiche”, come guidare una macchina
nel traffico: si riesce a farlo mentre si è concentrati su tutt’altri pensieri.
Gli orologi sensoriali misurano e valutano durate e coincidenze di stimoli visivi
ed acustici (semafori, pedoni, altre auto, clacson, ecc.) mentre altri monitorano
lo scorrere lento dei nostri pensieri.

Che lo scorrere del tempo non corrisponda alle lancette dell’orologio lo
ha dimostrato lo scienziato
David Eagleman (il cui sito, in lingua inglese,
è particolarmente suggestivo: www.eaglemanlab.net del Baylor College
of Medicine di Houston (USA). Eaglemen ha approfondito in particolare
il fenomeno soggettivo dell’attimo che sembra durare un’eternità.
Di cosa si tratta? È un fenomeno che molti hanno sperimentato nel caso
di un grave pericolo per la propria incolumità, come ad esempio per un
improvviso e violento incidente stradale: il tempo, in quelle circostanze,
sembra rallentare e le percezioni diluirsi in una sorta di moviola. Nei fatti non
trascorre che qualche secondo, ma alle persone quel secondo appare
un’eternità. Eagleman ipotizza che il problema possa essere al livello della
memoria. Quando si ha paura una particolare area cerebrale chiamata
amigdala registrerebbe dati mnestici ulteriori rispetto a quelli che registra 
un cervello in condizione di serenità emotiva. Il ricordo di un evento terrifico
sarebbe più complesso e accresciuto di informazione aggiuntiva. Questo
fornirebbe, da un punto di vista soggettivo, l’impressione di una sua
maggior durata.

La percezione del tempo è questione assai complessa e controversa. Perfino
la
definizione del concetto di tempo è stata sempre problematica nella storia
del pensiero umano; rimane eloquente l’espressione agostiniana circa
il tentativo di spiegare cosa sia il tempo:
“...se nessuno me lo chiede so
cos’è, se cerco di spiegarlo, non lo so più...”
(S. Agostino, Confessioni, XI, 14). 
L’idea del tempo e la sua entità hanno sempre affascinato artisti, scrittori
e filosofi, sicché si potrebbe dire che esistono tante concezioni di esso quanti
sono quelli che se ne sono occupati. Volendo semplificare,
due sono le
fondamentali nozioni del tempo
: quello oggettivo, che riguarda la materia
e il mondo che in qualche modo possono essere misurati (questa è la
concezione del tempo che partendo dai Greci è arrivata al XVIII secolo); quello
soggettivo, che non può essere concepito né tanto meno misurato se non
facendo riferimento alla coscienza del soggetto: è questa l’idea del tempo
che, intuita da S. Agostino è stata poi “laicizzata” dal filosofo Henri Bergson.
Non esiste dunque “solo” il tempo meccanico degli orologi o dei calendari,
ma anche quello soggettivo, vissuto individualmente, messo in primo piano
dalla filosofia di Bergson. Il tempo quindi non è più quantificato rispetto al suo
scorrere oggettivo, ma rispetto alla “durata” che ha nella coscienza del singolo,
al quale un'ora può anche sembrare un anno o viceversa.

I concetti di cui sopra sono meravigliosamente espressi da Salvador Dalì
in una delle sue più famose opere, la
Persistenza della Memoria, che
rappresenta la surrealistica immagine di alcuni orologi diventati flosci
(i cosiddetti “orologi molli”) e sul punto di liquefarsi.


Salvador Dalì

















Particolare di: “La percezione della memoria”, di Salvador Dalì


L’opera mostra tre orologi sul punto di sciogliersi al sole (mentre un quarto,
ancora chiuso nel suo coperchio, è assaltato da un cumulo di insetti brulicanti)
che rappresentano
l’aspetto psicologico del tempo.
Gli orologi che si sciolgono simboleggiano il concetto che
il tempo non è
qualcosa di rigido o deterministico
: il tempo dell’orologio che si scioglie è
infatti fluido, mutevole, cangiante così come il corso del nostro tempo,

il cui trascorrere assume una velocità e una connotazione diversa, interna,
soggettiva, che segue solo la logica dello stato d’animo e del ricordo.

Il tempo scorre, ad esempio, lento, provocando sensazioni di noia, quando
la realtà non cattura la nostra attenzione; passa invece fulmineo se siamo
impegnati in attività così piacevoli da farci desiderare che non finiscano mai.
La deformazione delle immagini (che viene qui riproposta anche in alcune
immagini scaricate dalla rete) è un artificio utilizzato da Dalì per mettere in
dubbio che gli oggetti abbiano sempre una forma definita e rigidamente
determinata.





Deformando l'orologio e trasformandolo in una figura liquida, che sembra
sciogliersi e adattarsi alle superfici su cui viene posta, Dalì invita l'osservatore
a riconsiderare la relatività e la soggettività della dimensione del tempo.
Qui appare evidente l’influenza subita da Salvador Dalí ad opera della teoria
della relatività di Einstein.





Ma soprattutto risulta chiaro come il tempo sia influenzato anche da processi
psicologici più soggettivi. Lo stato emotivo, la prospettiva temporale, il ritmo
di vita della comunità alla quale apparteniamo sono solo alcuni degli aspetti
che influiscono sulla nostra esperienza del tempo - affermano Philip Zimbardo
e John Boyd - nell’interessante testo
“Il paradosso del tempo”.


Philip Zimbardo, John Boyd
“Il paradosso del tempo”
Mondadori, 2010
.
















Nella
Persistenza della memoria, dunque, il tempo viene fermato, l’attimo
diviene eternità
(proprio come nell’esperimento di Eagleman!). Se per molti
il tempo sembra non trascorrere mai, per altre persone anni di vita vissuta
sembrano invece durare “un attimo”.
Troppo presto o troppo tardi; troppo veloce o troppo lento: le difficoltà di molte
coppie nascono proprio dai
tempi diversi, dal non riuscire a trovare una buona
intesa.
La sessualità viene vissuta in modo differente e con tempi diversi
da uomini e donne: anche per questo è importante indagare il vissuto emotivo
del/della nostro/a partner, nella speranza di condividerne percezioni, emozioni
e valori. L’eros è una questione di
sintonia: lui e lei, insieme, lungo un
percorso sensuale, multisensoriale e valoriale, in cui 
l’orgasmo non è l’unico
obiettivo del rapporto.
Quindi, non drammatizziamo se i “tempi” non sempre
coincidono: piuttosto, si cerchi di
creare la giusta atmosfera, senza imporsi
ritmi, prestazioni, falsi miti, senza controllare ossessivamente il tempo
delle lancette dell’orologio. Si recuperi, invece, la ritualità di certi gesti per poter
ristabilire un giusto equilibrio e una sana intesa.
Ma soprattutto deve essere
mantenuta sempre viva la ricerca del senso del proprio tempo: individuale e
di coppia.
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