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  Matrimonio bianco

Un matrimonio viene definito «bianco» quando non viene consumato,
come nella storia di Walter e Bianca (i nomi e i fatti qui riportati sono
di fantasia).





Nel loro caso, la mancanza dei rapporti non era attribuibile a una specifica
disfunzione sessuale: non si trattava di vaginismo né di eiaculazione precoce,
né tantomeno di disfunzione erettile.

Tra i due coniugi esisteva una
sorta di inconsapevole complicità sotterranea
(nota tra gli addetti ai lavori col termine di «collusione»
) che li portava
sistematicamente ad evitare qualsiasi approccio di tipo sessuale.





Questa
patologica complicità faceva sì che lei avesse paura di subire
la penetrazione e lui di effettuarla. Non appena Bianca manifestava il suo
timore, Walter era pronto a rinunciare alla penetrazione, contento così
di «non farla soffrire».

Il
quadro psicologico che Bianca offriva di se stessa corrispondeva
a quello di una donna-bambina innocente, affettuosa, premurosa, sollecita,
comprensiva, «molto per bene», asessuata, sempre pronta a giustificare
la mancanza di slancio personale oltre che del marito. Analoghe erano
le caratteristiche presentate da quest’ultimo.

Tra i due sembrava esistere una grande armonia ed intesa intellettuale,
con un clima emotivo di grande ed apparente serenità, che in alcuni frangenti
appariva addirittura caricaturale: mai una critica, mai una manifestazione
di rabbia, mai un moto di stizza; tutto appariva così perfetto, «asettico»
e «pulito» da evocare
l’atmosfera di una «soap opera» in cui i protagonisti
sembrano in grado di affrontare qualsiasi difficoltà in forza dell’affetto tra
i loro componenti.
Una reciproca, vicendevole e concordante idealizzazione
del partner era la forza ed il pilastro che reggeva l’equilibrio di questa coppia.

Dal loro punto di vista, non c’era alcun problema: giovani, di buona salute,
professionisti affermati e soddisfatti della loro (intensa ma anche molto
remunerativa) attività professionale. Walter e Bianca
non si erano scelti per
caso
: certo non avevano mai esplicitamente dichiarato di escludere il sesso
dalla loro vita; tuttavia
entrambi trovavano reciprocamente rassicurante quella
che risultava essere una relazione fraterna.


Probabilmente la sessualità rivestiva un significato simbolico minaccioso
ed inquietante
: per loro era meglio farne a meno, scegliendo di fatto una
castità che sembrava fornire di gran lunga più rassicuranti e tranquillizzanti
certezze.





Non apparivano mortificati né impauriti per confessare apertamente
quello che appariva come un fallimento: semplicemente non riuscivano
a percepirlo in quanto tale,
vittime essi stessi della loro interazione collusiva.
Erano semmai imbarazzati per doverne parlare con un «esperto»: in effetti,
avevano deciso di rivolgersi ad un sessuologo in seguito alle forti pressioni
delle rispettive famiglie di origine, i cui genitori apparivano preoccupati
per i nipoti che «non arrivavano». Questa era, infatti, la motivazione per la
quale si erano rivolti ad un professionista: di comune accordo, desideravano
più che altro compiacere i rispettivi genitori, nei cui confronti mostravano
un certo grado di sudditanza psicologica e apparivano ancora dipendenti.

La causa di questo matrimonio bianco sembra strettamente collegata alla
paura ed al rifiuto di crescere e di vivere con pienezza i rispettivi ruoli femminile
e maschile: l’assenza della sessualità diventa un modo per rimanere ancorati
al mondo protettivo e confortante dell’infanzia, con il patologico protrarsi
dell’adolescenza in età adulta.


In generale, le cause di un matrimonio bianco possono essere eterogenee
e riconducibili schematicamente a disfunzioni sessuali femminili (il vaginismo
è quella più comune), maschili (ad esempio, l’eiaculazione precoce) o miste
(in cui cioè possono essere contemporaneamente presenti disfunzioni
femminili e maschili).
La psicoterapia mansionale integrata (PMI) è in questi
casi la terapia che offre soddisfacenti livelli di efficacia.
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