info@antoniolatorre.it  
 
  I mille modi di amarsi: la sessualità nella terza età

Nell’introdurre l’argomento riguardante la sessualità nella terza età
ritengo importante esporre alcune considerazioni di carattere generale.
In primo luogo è di fondamentale importanza ricordare che
la sessualità
non va confusa con la genitalità
. La sessualità coinvolge in realtà l’intera
persona nella sua dimensione psicologica, biologica e sociale.
“In essa confluiscono l’amore e l’odio, le gioie, i dolori e tutto il corteo
dei sentimenti che si impadroniscono del nostro cuore, i desideri,
le fantasie, i ricordi, le esperienze passate e le speranze future” (1).

La vita sessuale è espressione del bisogno profondo e continuo d’amore
dell’uomo
: ciò è ancora più vero nell’età avanzata, quando l’affetto diventa
una necessità imperiosa. E l’affetto verso la persona amata trova mille modi
per manifestarsi. Ecco allora l’importanza delle carezze: esse non servono
solo da stimolo all’inizio del rapporto, ma possono diventare equivalenti,
per rilevanza, all’unione stessa. Esse manifestano quella tenerezza senza
la quale l’unione tra due persone è incompleta. La stessa cosa vale per
il bacio, che può rappresentare un modo delicato di comunicare con l’altro;
anche l’espressione degli occhi, la mimica del volto, il movimento delle mani,
l’atteggiamento del corpo, sono altrettanti segnali non verbali in grado
di comunicare al partner i propri sentimenti. Esiste poi il linguaggio verbale,
la dolcezza nel parlare, per esprimere all’altro che l’amore va al di là
dell’aspetto esteriore e non bada all’avvizzimento della cute o alle rughe
del volto.





La sessualità non è dunque solo il corpo, ma anche e soprattutto la vita
affettiva, le emozioni, i desideri. Essa coinvolge tutta la persona e non solo
i genitali
. In questo senso la sessualità non ha limiti di età. Anche di fronte
alle fisiologiche trasformazioni corporee dell’età avanzata è comunque
possibile una vita sessuale, che sarà commisurata anche (ma non solo)
ai limiti biologici dell’età.

Esistono tuttavia pregiudizi sociali e culturali nei confronti di questo tema.
Perché?

Vorrei ricordare sostanzialmente due ordini di motivi:

1. La rappresentazione della sessualità come prestazione fisica,
    per cui il sesso dovrebbe essere riservato solo a chi nella nostra società
    può permetterselo, e cioè a chi è giovane e prestante. La conseguenza è
    che parlare di sesso per gli anziani è un tabù;

2. L’immagine del corpo come fonte di piacere consumistico e/o come
    simbolo del peccato. Si pensi ad esempio alle influenze religiose,
    che considerano lecita una sessualità finalizzata alla procreazione,
    mentre per gli anziani l’aspetto procreativo è un capitolo che in genere
    è già concluso.

Se per ogni individuo occorre cercare e scoprire una propria sessualità che
sia libera da stereotipi culturali, sociali e moralistici in modo tale da consentire
una piena realizzazione della propria affettività, per gli anziani ciò è ancora più
difficile.
La difficoltà nasce anche dalla sensazione alquanto diffusa tra gli
anziani di dover tenere nascosti sia i sentimenti che i desideri
, quasi come
se non si potesse manifestare una vita affettiva completa dopo aver superato
una certa età.

In effetti gli
stereotipi culturali secondo i quali i “vecchi” si troverebbero in uno
stato di pace dei sensi, per cui stimoli, desideri, e poi relazioni e atti veri
e propri riguardanti il sesso non rientrerebbero nella “normalità”, sono molto
diffusi. Succede spesso che le persone anziane confessino a noi medici
la loro preoccupazione per avere ancora voglia di fare l’amore, quasi come
per chiedere una medicina per far passare la voglia. In alternativa, vogliono
dal medico semplicemente una rassicurazione che si tratta di un bisogno
e di un diritto del tutto “normale”.





Nella mia esperienza clinica sono invece molto rari i casi di anziani che hanno
avuto il “coraggio” di chiedermi aiuto circa problemi inerenti la sfera sessuale:
e anche quando ciò si è verificato, ho sempre colto un enorme imbarazzo
e sforzo che va ben oltre quel fisiologico pudore che si sperimenta nel parlare
di aspetti così intimi della vita privata. In ogni caso,
le difficoltà nell’affrontare
con il sottoscritto la loro problematica sessuale riflette un analogo (e forse
più intenso) sentimento vissuto anche con il/la partner
, con cui, per pudore
o per vergogna per lo più, si preferisce tacere e rinunciare piuttosto che
affrontarlo.

Eppure il desiderio non scompare in età avanzata: le ricerche più recenti
dimostrano che perfino l’eccitamento e la capacità orgasmica persistano;
addirittura la possibilità di orgasmi multipli si conserva per tutta la vita.
Nella vecchiaia, dunque, la sessualità continua ad essere presente, anche
se le modalità e le condizioni attraverso le quali si manifesta e si esprime
sono diverse. “Senza la focosità e l’irruenza del ventenne, né il desiderio
della persona matura;
nel vecchio - scrive Scortegagna - il desiderio va
riconosciuto e coltivato con dolcezza e con sensibilità
, proprio per rispondere
a quel piacere di cui comunque anche gli anziani hanno diritto”. (2)

Eppure
non è raro, ad esempio, registrare giudizi espressi da figli o da generi
e nuore (ma talvolta anche da amici o semplici conoscenti) nei confronti
di parenti anziani, verso i quali si esprimono
critiche e/o ridicolizzazioni
quando gli stessi anziani manifestano sentimenti di affetto
, o magari quando,
rimasti vedovi, desiderano risposarsi o mantenere relazioni sentimentali
che rivitalizzano e che rispondono a vari bisogni, come quello di vincere
la solitudine.





Un altro esempio, apparentemente banale ma indicativo di un atteggiamento
discriminante, consiste nella relativa rarità con cui si vedono persone
anziane camminare per la strada mano nella mano, come se fosse proibito
manifestare pubblicamente i propri sentimenti. Pur senza dimenticare
il fondamentale ruolo dell’esperienza vissuta,
la vita sessuale risulta dunque
ampiamente condizionata da fattori culturali che danno origine a veri propri
pregiudizi, i quali ostacolano il percorso di invecchiamento
, privando
gli anziani di opportunità che risultano fondamentali anche in questa età.
“Ogni rinuncia, infatti, influenza negativamente il processo di invecchiamento,
in quanto costituisce un segno di perdita e ciò riduce la capacità e la voglia
di vivere, nonchè l’interesse per scegliere ragioni e finalità sempre nuove
o rinnovate” (2).

Il problema della perdita e della rinuncia contrapposto a quello della
lotta e della voglia di vivere ripropone due estremi alquanto diffusi nella
popolazione anziana: da una parte vi sono coloro che sono portati
al ripiegamento su se stessi, al ritiro sociale, al rimpianto del passato;
dall’altra vi sono coloro che negano e sembrano rifiutare la vecchiaia,
che si “travestono” da giovani, quasi che l’essere vecchi sia una colpa,
che la vecchiaia non abbia una sua dignità se non nella misura in cui il suo
volto assume i lineamenti giovanili. Tra questi opposti io credo che il segreto
sia da rintracciasi nel
concetto di “invecchiare bene”, intendendo con ciò
il mantenimento di ruoli significativi, il desiderio continuo di apprendere,
la scoperta quotidiana di nuove potenzialità, la conservazione della capacità
di reagire alle avversità della vita.

All’interno di quest’idea di “invecchiare bene” è auspicabile che
ogni anziano
scopra la propria sessualità intesa come spazio del desiderio
, occasione
di gioco, luogo della tenerezza e degli affetti.


Riferimenti bibliografici:

(1) ZANONI A.: Sessualità nell’anziano, Masson, Milano, 1995
(2) SCORTEGAGNA R.: Invecchiare, Il Mulino, Bologna, 1999
• indietro

Flash Player