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  La pillola per il mal d’amore

Dopo le pillole per la felicità (prozac), per il sesso (viagra), per innamorarsi,
per cancellare i brutti ricordi, per diventare intelligenti (vedi in questo sito
l’articolo sul disease mongering), nel mese di gennaio 2010 il quotidiano
austriaco Kronen Zeitung ha annunciato la commercializzazione
della
pillola contro il mal d’amore.

La notizia ha immediatamente calamitato l’interesse dei media ed
in particolare dei numerosissimi blogger che hanno dato ovviamente
ampio risalto alla notizia.

Che cos’è il “mal d’amore”?
Diciamo subito che non esiste una definizione precisa e che
i produttori
di questo farmaco fanno genericamente riferimento ad una serie di sintomi
aspecifici e molto comuni
che possono comparire in occasione della rottura
di un rapporto amoroso o per la lontananza dal proprio partner.
Si tratta di sintomi in cui forse chiunque nella vita può imbattersi prima o poi,
quali ad esempio mal di testa (emicrania, cefalea), inappetenza, difficoltà
respiratorie, sensazioni di vertigini, ansia, depressione, apatia, insonnia.
Questi sintomi si manifesterebbero in occasione di perdita del partner,
di separazione, di divorzio, di abbandono, di tradimento, ma anche
per la scomparsa di persone care (come genitori o amici) o per la morte
di un animale domestico cui si era particolarmente affezionati.

Da dove nasce l’idea di una cura per il mal d’amore?
I produttori del farmaco sono stati probabilmente influenzati da
un’antichissima idea (diffusa soprattutto tra i medici del tardo Rinascimento)
in base alla quale
il “mal d’amore” era considerato un’autentica malattia.
L'amore non corrisposto o mal d’amore costringe infatti l'amante a una
condizione di follia, di cui non vuole liberarsi, di cui si compiace di essere
vittima, con la quale egli vuole manifestare e dare a conoscere il suo stato
di innamoramento.

Amor qui et dicitur hereos o hereos o ancora amor heroicus sono espressioni
comunemente utilizzate dai medici tardo-rinascimentali per designare
un’esperienza patologica ben nota a quegli innamorati che “assolutizzano”
il proprio oggetto d’amore senza possederlo, senza appagamento sessuale.


Se l’amore non è corrisposto, l'innamorato si ammala dunque di una malattia
acuta,
l’aegritudo amoris o amor hereos, di cui ci offre una descrizione
il trattato medico “Lilium medicinae” scritto nel 1305 da Bernardo Gordonio.
La stessa letteratura fornisce la fenomenologia del mal d'amore: su di essa
si baseranno le teorie mediche che avranno grande diffusione nel Medioevo.
Tra le opere letterarie che in quel periodo hanno come oggetto l'amore, vale la
pena di ricordare (per l’enorme influenza sulla successiva poesia provenzale,
ma anche sulla Scuola Siciliana e, in minor misura, nel più recente dolce stil
novo)
il celebre trattato De Amore, scritto da Andrea Cappellano (1150-1220).
Influenzati dalla letteratura, sono stati dunque numerosi i trattati di medicina
che insegnavano a riconoscere, diagnosticare e curare il mal d'amore o amor
heroicus o amor hereos:
fino al XVI secolo la diagnosi di male d'amore
è stata considerata legittima e utile dalla medicina.



Secondo Tallis (autore del testo
dal provocatorio titolo “Pazzi d’amore.
L’amore come malattia mentale”
),
la diagnosi di malattia d’amore
divenne meno popolare tra i medici
a partire dal XVIII secolo e perse
ogni credito nel XIX, scomparendo
dal vocabolario medico all’inizio
del XX secolo.














Grazie al “farmaco” recentemente commercializzato in Austria,
sembra dunque tornare in auge l’antica definizione del “mal d’amore”.
Riguardo a questo “farmaco” occorrono comunque importanti precisazioni.
Viene innanzitutto pubblicizzato come prodotto “naturale”, essendo estratto
dai semi di una pianta legnosa (Griffonia Simplicifolia) diffusa nelle aree
tropicali umide dell' Africa (in particolare della Costa d’Avorio).

I semi di questa pianta conterrebbero notevoli quantità dell’aminoacido 5-HTP
(5-idrossitriptofano), precursore diretto della serotonina, uno dei principali
neurotrasmettitori del sistema nervoso, che ha un ruolo di fondamentale
importanza nella regolazione del tono dell’umore.

A tale proposito è bene ricordare che in Italia sono in vendita da anni sia
integratori dietetici contenenti triptofano che prodotti a base di griffonia
simplicifolia: si tratta, è bene ribadirlo, di prodotti di erboristeria, il cui uso
è suggerito nel caso di lievi forme depressive con insonnia.

Certamente è curioso che in Italia prodotti contenenti griffonia simplicifolia
vengano pubblicizzati come integratori, mentre in Austria siano reclamizzati
come cura per il “mal d’amore”. Ma le domande da sottoporre all’attenzione
di chi legge riguardano ben altre questioni.

È sempre opportuno curarsi contro il “mal d’amore”?
Si è proprio così sicuri che cancellare emozioni sia sempre un bene ?
In che misura un farmaco può essere effettivamente capace
di dispensare consolazione ?
Quanti vogliono rinunciare alla malinconia che accompagna
la fine di una storia d’amore ?
Quanti capolavori della letteratura non sarebbero esistiti
senza il “mal d’amore”?


La memoria va ad opere celeberrime quali
Madame Bovary (Flaubert),
Anna Karenina (Tolstoj), L’amante di Lady Chatterley (Lawrence),
I dolori del giovane Werther (Goethe). E mille altre sono nella storia dell’arte
le coppie celebri che hanno subito indicibili sofferenze, alcune delle quali
a lieto fine, mentre altre si sono concluse tragicamente. Si pensi a
Romeo
e Giuletta
(Shakeaspeare), Tristano e Isotta (Thomas), Orlando e Angelica
(Ariosto),
Olindo e Sofronia (Tasso), Alfredo e Violetta (Dumas), Paolo
e Virginia
(Bernardin de Saint Pierre), Filemone e Bauci (Ovidio), Amore
e Psiche
(Apuleio), Renzo e Lucia (Manzoni), Erec ed Enide (Chretien De
Troyes),
Heathcliff e Catherine (Brontë), Augusto Secondo e Serafina (Berto) ...

Nell'impossibilità di menzionare la gran messe di testi che a vario titolo si
sono occupati di sofferenze d’amore, in questa sede un cenno deve essere
fatto alla
celeberrima terzina del V° canto dell’Inferno di Dante Alighieri:
chi “parla” è Francesca da Rimini, morta insieme all’amante Paolo
per opera del marito Gianciotto Malatesta (fratello dello stesso Paolo).

Amor, ch'a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m'abbandona
.

"Amor, ch'a nullo amato amar perdona" allude al fatto che l’amore non
“perdona”, nel senso che non esonera alcuno che sia amato dal riamare
a sua volta: chi è amato deve riamare.
La forza travolgente dell'amore
non consente ad una persona che sia davvero amata di non ricambiare

(e questo spiega l'attrazione tra Paolo e Francesca).

L'amore (consacrato in un matrimonio, come quello di Francesca) tuttavia
non perdona e non permette di amare altri; a Francesca (che è sposata)
l'amore non permette di amare altri se non suo marito. Lo stesso amore
però non le permette di non riamare e non ricambiare il sincero sentimento
di Paolo (cosa che porterà entrambi entrambi ad “una morte”
ed alla dannazione eterna).
Proprio questa contraddizione tra precetto religioso e forza travolgente
dell'amore descrive la tragicità del conflitto tra morale e passione.


Questo sentimento, che sa dare amore senza chiedere amore,
conquistò in modo così completo la persona amata
“che, come vedi,
non m’abbandona”
neanche dopo la morte.
Lo spiega magistralmente Benigni in una sua recente performance.





Un sentimento così forte, dunque, che sopravvive perfino alla morte,
addirittura all’Inferno.

È veramente possibile che una pillola riesca ad annullare situazioni
emotive così straordinarie?

A voi le risposte...
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