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  Quale sessualità?

In queste pagina farò riferimento al modello di comportamento sessuale
maggiormente diffuso tra le persone che mi hanno consultato e di come
tale modello sia spesso alla base di alcune disfunzioni sessuali.

L’influenza della pubblicità è oggi particolarmente pressante, continua
e insistente nel definire:

1. I canoni dell’aspetto fisico ideale.
2. Gli stili comportamentali sessuali.
3. I “rimedi” rispetto non alle “malattie”, ma rispetto all’allontanamento
    dai canoni e dagli stili in questione.

Le immagini pubblicitarie contribuiscono infatti a definire una sorta di modello
ideale a cui ispirarsi.
Quale modello viene dunque proposto dai mass media
per la sessualità? Il modello precostituito propone la prestazione,
la performance come valore da perseguire
.

Si vedano in proposito le immagini (alcune delle quali sono riportate qui
di seguito) e le domande non solo di periodici maschili (quali: Men’s Health
soprattutto, ma anche Fox Uomo, For Men Magazine: sono i cosiddetti men’s
lifestyle magazines) e dei loro “omologhi” femminili (quali Cosmopolitan,
Glamour, Donna Moderna), ma anche di periodici quali L’Espresso,
Panorama, Il Venerdì di Repubblica, Focus, ecc.


L'attore Silvio Muccino.
"Forte & calmo"


















È un modello, cioè, che incentiva e impone l’esaltazione e l’esasperazione
della prestazione
: la virilità quanto la femminilità vengono intese come
efficienza e sono fondate sul potere della prestazione. Virilità e femminilità
diventano incapaci di integrare dimensioni dell’esistere quali l’affettività
e la capacità di relazionarsi.

Modello dunque orientato all’efficienza del “fare” (per cui non solo l’uomo,
ma anche la donna sono esperti, attivi, conoscitori delle “tecniche amatorie”),
ma carente del sentire proprio e del/della partner.

La società in cui viviamo - ha scritto Cristopher Lasch nel suo ancora attuale
“La cultura del narcisismo” - è quella dell’apparenza, della maschera
:
devo apparire aggressivo, forte, vincente, senza debolezze, con caratteristiche
fisiche precise, capace di performances strepitose, eccezionali.
Questo discorso è valido sia per gli uomini che per le donne.
Ma soprattutto, oggi, per gli uomini. In particolare, 4 sono
le preoccupazioni degli uomini per il proprio aspetto fisico:

1. I capelli: guai alla calvizie. Oggi non si parla più di trapianto
    dei capelli, ma di hair restauration.
2. La pelle deve essere liscia, con volto attraente e curato.
    Rimmel e eye-liner sono usati anche dagli uomini.
3. Il peso. Mai come oggi gli uomini frequentano le palestre
    o fanno tanta attività sportiva per tenere sotto controllo il peso.
4. Senza peli: il corpo deve essere glabro.

Devo essere un super-man (o una super-women): non importa se non lo sono
realmente. Mi devo mettere il costume di super-man (o super-women) e devo
provare a diventarlo(a). Secondo questo modello, la sessualità è priva di valori
o per lo meno ha un unico valore (ammesso che lo si possa definire “valore”):
la ricerca della performance. Secondo questo modello, il corpo viene percepito
e considerato come “compito”, come “dovere”.


Il pilota di F1 Nelson Piquet Jr.
"Forte & magro"


















Scrive Zygmunt Bauman: seguire l’ultima novità in fatto di cura del corpo
e cercare di sottrarsi ad ogni pericolo per la salute “sono ormai gli indicatori
principali di cultura elevata e buon gusto. Entrambi sono diventati il “dovere”
primario nell’incessante compito della
costruzione del sé”.


Barack Obama, presidente USA.
"Forte & magro"


















Enfasi viene posta dunque su un
forte senso del “dovere” nei confronti
del nostro corpo
. Questa medicalizzazione del corpo fa si che ogni disfunzione
fisica (ma soprattutto sessuale) venga percepita e considerata come infortunio
autoinflitto, di cui si ha piena responsabilità non solo fisica, ma anche morale.

La persona pensa quindi più o meno così:
non sono all’altezza di raggiungere l’obiettivo della prestazione sessuale:
insegnami, “step by step”
(proprio in questi termini si è espresso un mio
paziente) come si ottiene la prestazione”.
Tu, che sei l’esperto devi dirmi
come si fa raggiungere l’obiettivo che io devo raggiungere e che io tichiedo
”.

Insomma, il corpo è diventato un progetto che va realizzato, un compito
che va eseguito sotto la propria personale e individuale responsabilità.


Aldo Montano, medaglia d’oro
sciabola, Olimpiadi di Atene 2004.
“Il tuo corpo NUOVO”.

















Il corpo diventa una macchina sempre più perfettibile grazie “all’esperto”:
pensate in particolare agli “imprenditori della salute” (tra cui dietologi,
cosmetologi, cardiologi, chirurghi, sessuologi, ecc.) presenti su quasi tutte
le moderne riviste, ma specificatamente su quelle maschili e femminili.
Il monitoraggio continuo e soprattutto l’autocontrollo come dovere personale
viene ricordato attraverso inviti (che in alcuni casi suonano come imperativi)
espliciti quale: “telefona ai nostri esperti”, “scrivi all’esperto”, ecc.

I mass media tendono a suggerire esplicitamente comportamenti sessuali
e a delegare (anche e soprattutto in campo sessuale!) a terze persone
(“all’esperto” di turno, appunto) e/o alle mode del momento la responsabilità
di scelte personali: si vedano in proposito anche i messaggi presenti nelle
seguenti copertine di un noto magazine femminile.


Sesso no limits.
Quando trasgredire è bello
(e possibile).

















Sesso senza tabù.



















Emotional Sex. + Passione
+ Complicità per toccare le vette
del piacere.

















Questi messaggi incentivano una sessualità “trasgressiva”, “senza limiti
e tabù”
, facile da mettere in atto, proponendola come un “semplice” gesto
fisico tra i più ovvi e spontanei per la cui realizzazione sono sufficienti due
corpi, trascurando tuttavia completamente altri aspetti (tra cui in primis quello
emotivo e relazionale) che sono spesso alla base delle disfunzioni sessuali.
Mi è capitato di avere in cura persone avventuratesi in relazioni sessuali
che non corrispondevano affatto al proprio modo di essere e di sentire,
bensì ai messaggi come quelli di cui sopra, col risultato di una vita sessuale
ed affettiva fonte di sofferenza, deludente e per nulla appagante rispetto
ai paradisi di felicità promessi.

Per molti, la sessualità si riduce allo “svelare” i segreti del corpo o del “come
farlo meglio”. Nei mesi scorsi i mass media hanno dato, ad esempio, risalto
alla notizia che il cosiddetto
“Punto G” (che sarebbe localizzato tra il primo
ed il secondo terzo della vagina e che sarebbe responsabile del piacere nelle
donne) è stato fotografato dai professori Emanuele Jannini e Andrea Lenzi.


Focus.
Gli ultimi segreti del sesso.


















La sessualità che oggi viene “proposta” è una sessualità spesso lontana
dal proprio modo di essere
. Il modello proposto dai mass media induce l’idea:

1. Di essere affetti da una patologia se non si seguono
    i dettami che vengono suggeriti.
2. Di dovere medicalizzare la sessualità.
3. Che sia necessario assumere (solo) farmaci efficaci,
    immediatamente disponibili, da assumere quanto prima,
    che non facciano pensare e che risolvano i problemi senza tanti sforzi.

Questi concetti risultano particolarmente evidenti nelle prossime 3 copertine,
in cui il messaggio implicito è quello dell’esaltazione non solo della
sessualità, ma anche della virilità intesa come capacità di realizzare
prestazioni e performances. Il messaggio può essere sintetizzato più o meno
così:
“sei debole se non ti adegui alle mode ed ai canoni pre-costituiti...”.


Si noti il contrasto tra le dimensioni
gigantesche della mano femminile
e quelle del corpo maschile.

Le dimensioni dei genitali
(implicitamente) insufficienti vengono
utilizzate per alludere ad una “crisi”
non solo sessuale degli uomini
(nel testo si legge infatti “uomini
in crisi” e “sesso debole”).










Una gigantesca torre simbolica
fatta da pillole richiama l'idea
della forza, della consistenza
e della solidità.

Il contrasto tra le dimensioni
della torre e quelle minuscole
dell’uomo sembra sottolineare
la fragilità di quest’ultimo.










A partire dalle dimensioni dei genitali
che implicitamente vengono mostrate
come inadeguate, ritorna il concetto
della debolezza riferita al genere
maschile, che qui diventa
"sesso ex-forte".

L’espressione denigratoria
della ragazza (che sembra ridere
delle dimensioni dei genitali)
sottolinea l’inadeguatezza maschile.









Modello che:

• non aiuta né stimola ad interrogarsi su di sé.
• non suggerisce l’importanza di cercare un proprio sistema valoriale.


Modello che
propone una sessualità insignificante sul piano dei valori e che
la riduce ad oggetto e strumento. Soprattutto oggetto e strumento di guadagno:
penso in particolare alla pubblicità che sfrutta il sesso per far vendere tutto ciò
che è vendibile.



Quale modello per la sessualità?

Si ad un modello di sessualità in cui le scelte sono in linea, in sintonia
e corrispondono al proprio modo di essere e di sentire.

Si a un modello di
sessualità che promuove il proprio benessere.
Si ad un modello che ci consente di
operare scelte consapevoli, che
corrispondono ai nostri valori (e non ai valori che non ci appartengono),
al nostro “sentire emotivamente”, al nostro modo di essere, al nostro modo
di stare al mondo. Un modello in cui si chiede di
essere se stessi, autentici,
dove ci si può scoprire e svelare per quello che si è. Un modello che
valorizza
il proprio sentire e la propria individualità
.

Un modello che consenta di
comprendere e conoscere se stesso,
di individuare e definire la propria personalità, il proprio stile di vita: è in se
stessi che bisogna cercare le risposte. La comprensione di se è essenziale
per relazionarsi con gli altri. Il mio scopo è che le persone si approprino
e diventino
consapevoli della propria sessualità, attraverso scelte autonome
e non condizionate dall’esterno. Penso in particolare a coloro che mi hanno
chiesto se determinati loro atteggiamenti o comportamenti erano “normali”
per gli altri, ma non pensavano se erano “normali” per loro stessi.


In che modo si può vivere una sessualità soddisfacente ed appagante?

Attraverso un modello che promuove:

• la conoscenza di sè.
• la consapevolezza dell’importanza di un nostro schema valoriale.
• la conoscenza di ciò che ci fa star bene autenticamente.
• la capacità di scegliere ciò che ci fa star bene senza farsi condizionare
  da modelli che non ci appartengono, da schemi che non sentiamo nostri
• l’autenticità delle persone
• la capacità di intimità psicologica con l’altro.
  Ad esempio: quanto sono attento ai bisogni dell’altro?
  Quanto accettiamo l’altro? Quanto ci fidiamo dell’altro?
  Quanto riconosco i miei limiti ed errori?
  Quanto sono disponibile a mettermi in discussione?
• la capacità di autointerrogarsi sulle proprie scelte.

L’elenco potrebbe proseguire ancora: per un approfondimento di tali
concetti, rimando alle storie dei protagonisti del libro “Non solo sesso".
Percorsi di consulenza e terapia delle disfunzioni sessuali”.
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