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  Scherzi d'estate: l'impotenza maschile è finita!

Mercoledì 26 agosto 2009 il quotidiano la Repubblica ha dedicato l’intera
pagina 22 al tema dell’impotenza sessuale maschile.
Il titolo (a caratteri cubitali) dell’articolo, firmato da Anais Ginori, recitava:
“Impotenza addio. Così il maschio trova la nuova giovinezza”, mentre
il sottotitolo precisava:
“Risolto il 99% delle disfunzioni”.
L’inviato di Repubblica Anais Ginori riprendeva in realtà l’indagine pubblicata
venerdì 21 agosto 2009 dal magazine dell’autorevole
Le Monde e firmata
dal giornalista francese Frédéric Joignot, il quale ha sostanzialmente
realizzato un’indagine intervistando esperti quali Philippe Brenot e Marc
Galiano.


La copertina del n. 288
del magazine “Le Monde 2”



















Come si può osservare, il titolo originale francese di Frédéric Joignot
(
“L’impuissance mascoline, c’est fini!”, che letteralmente significa:
“L’impotenza maschile è finita”) è stato liberamente tradotto da Anais Ginori
di Repubblica con “Impotenza addio”.
La lettura di entrambi gli articoli si è rilevata in realtà molto deludente quanto
alle novità scientifiche che i titoli lasciavano immaginare. Tanto Anais Ginori
quanto Frédéric Joignot si limitano infatti a riportare le (già molto note)
opportunità terapeutiche delle “disfunzioni erettili” (come oggi viene definita
l’impotenza),
senza in realtà apportare alcun elemento di novità rispetto
allo stato dell’arte delle terapie delle disfunzioni sessuali.

L’unico dato sorprendente è invece la strabiliante percentuale di successo
terapeutico (il 99%) delle disfunzioni sessuali riportata dall’articolo
di Repubblica.

In realtà nell’articolo originale francese (che può essere visionato on-line),
lo psichiatra e sessuologo
Philippe Brenot non afferma affatto che il successo
terapeutico delle disfunzioni sessuali sia pari al 99%
, per cui non è chiaro
da quale fonte l’inviato di Repubblica Anais Ginori abbia dedotto una simile
percentuale, attribuendola poi allo stesso Philippe Brenot.
Scherzi (e misteri) d’estate!

Entrambi gli articoli
suggeriscono più o meno implicitamente il solito cliché
(assolutamente lontano dalla realtà che quotidianamente riscontro nella realtà
professionale) dell’uomo potente, virile e infallibile, riproponendo di fatto un
modello di comportamento che esalta
la ricerca della performance a scapito
del proprio benessere
e soggettività (per un approfondimento, si rimanda
alla lettura dell’articolo “quale sessualità”).

Riprendendo un noto slogan tanto in voga tra le femministe negli anni
Settanta,
Anais Ginori scrive addirittura: “Il diritto alla prestanza assoluto
è mio, e me lo gestisco io”
. Tanto la versione italiana che francese dei due
articoli deludono per una lettura estremamente banale della sessualità
umana, che viene ridotta alla ricerca della prestazione fisica.
Grottesca è infine l’immagine femminile proposta, che viene considerata,
scrive Frédéric Joignot alla stregua di un...“grande afrodisiaco”.

Altrettanto grottesca, risulta in proposito l’ironia di Anais Ginori, che scrive:
“Non si sa ancora fino a quando, ma le donne restano il più grande
afrodisiaco in circolazione. Per fortuna”.
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