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  STOP MGF

MGF è l’acronimo di Mutilazioni Genitali Femminili.

Cosa sono le MGF?
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (
OMS) ha individuato 4 principali tipi
di Mutilazioni Genitali Femminili, che nel 2008 sono state così riclassificate:

TIPO I (clitorideictomia)
Parziale o totale rimozione del clitoride e/o del prepuzio (zona di cute retraibile
che ricopre una parte del clitoride). Quando è importante distinguere tra
le principali varianti della mutilazione di TIPO I, si propongono le seguenti
suddivisioni:

TIPO I a: rimozione del solo prepuzio.
TIPO I b: rimozione del clitoride con il prepuzio.

TIPO II (escissione)
Parziale o totale rimozione del clitoride e delle piccole labbra, con o senza
escissione delle grandi labbra. Quando è importante distinguere tra le
principali varianti che sono state documentate, si propongono le seguenti
suddivisioni:

TIPO II a: rimozione delle piccole labbra soltanto.

TIPO II b: parziale o totale rimozione del clitoride e delle piccole labbra.

TIPO II c: parziale o totale rimozione del clitoride, delle piccole e grandi labbra.

TIPO III (infibulazione)
restringimento dell’orifizio vaginale con il taglio e l’apposizione
delle piccole e/o grandi labbra, con o senza l’escissione del clitoride.

TIPO III a: rimozione e apposizione delle piccole labbra.

TIPO III b: rimozione e apposizione delle grandi labbra. Con questo tipo
di mutilazione, si lascia aperto solo un foro per permettere la fuoriuscita
dell’urina e del sangue mestruale.

TIPO IV
tutte le altre procedure nocive e utilizzate con scopi non terapeutici, quali:
perforazioni, piercing, incisioni e cauterizzazione (per mezzo di bruciature).
Stop MGF è la campagna di promozione contro le Mutilazioni Genitali
Femminili, denominata
“Stop Mgf: firma un petalo di rosa contro le mutilazioni
dei genitali femminili”
di cui qui di seguito si riporta la presentazione già
disponibile on-line.

Riuscire a raccogliere
8.000 firme al giorno, tante quante sono le bambine
che ogni giorno, nel mondo, rischiano di subire una mutilazione dei genitali
(MGF) per ragioni culturali o altre ragioni non terapeutiche. È questo l'obiettivo
della 
campagna Stop MGF (End FGM) promossa da Amnesty International
Irlanda in collaborazione con 14 organizzazioni non governative europee
impegnate nel promuovere l'abbandono di tale pratica.

Nel mondo sarebbero
130 milioni sono le donne che hanno subito mutilazioni
dei genitali femminili, di cui
500 mila vivono in Europa, 39 mila in Italia; oltre
1.000 le bambine di origine africana residenti nel nostro Paese che rischiano
di subire tali mutilazioni.


Simbolo della campagna è una
rosa cucita, metafora
del clitoride mutilato, che Nawal Saadal, scrittrice medico
egiziana, aveva portato per la prima volta,all'inizio degli
anni ’80, al movimento delle donne alla 2a Conferenza
internazionale di Copenaghen. La firma dei petali rosa
avviene via web, sul sito www.endfgm.eu, e dura 16
giorni fino, quindi, al 10 dicembre, giornata internazionale
per i diritti umani.


La petizione ha lo scopo di richiedere
un impegno organico e coerente
da parte delle istituzioni dell'Unione
europea finalizzato all'adozione
di una direttiva (o una risoluzione
del Consiglio) che intervenga
in cinque aree prioritarie:


1. raccolta dati a livello europeo per
mappare l'incidenza del fenomeno
e misurare i progressi di abbandono
della pratica.

2. inserimento della prevenzione
delle MGF nelle iniziative europee
sulla violenza contro le donne.

3. adeguata assistenza sanitaria
e socio-psicologica per le donne
che hanno subito tali lesioni.



4. inserimento delle MGF come persecuzione di genere in modo da poter
usufruire del diritto d'asilo.

5. inserimento della prevenzione di MGF nelle iniziative di cooperazione
allo sviluppo UE in Africa. In Italia, la raccolta delle firme ha visto ufficialmente
il via durante una conferenza stampa che si è tenuta a Palazzo Chigi il 25
novembre, giornata nazionale sulla violenza contro le donne, con la firma
del petalo di rosa da parte del ministro per le pari opportunità, Mara Carfagna,
e del vice presidente del Senato, Emma Bonino.

La campagna nel nostro Paese è condotta da AIDOS, Associazione italiana
donne per lo sviluppo in collaborazione con la Sezione Italiana di Amnesty
International.

(fonte: http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/end_fgm/index.html)
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